S'offerse a lui la spaziosa grotta,
Soggiorno della ninfa il crin ricciuta,
Cui trovò il nume alla sua grotta in seno.
Grande vi splendea foco, e la fragranza
Del cedro ardente e dell'ardente tio
Per tutta si spargea l'isola intorno.
Ella, cantando con leggiadra voce,
Fra i tesi fili dell'ordita tela
Lucida spola d'or lanciando andava.
Selva ognor verde l'incavato speco
Cingeva: i pioppi vi cresceano e gli alni
E gli spiranti odor bruni cipressi:
E tra i lor rami fabbricato il nido
S'aveano augelli dalle lunghe penne,
Il gufo, lo sparviere e la loquace
Delle rive del mar cornacchia amica.
Giovane vite di purpurei grappi
S'ornava e tutto rivestia lo speco.
Volvean quattro bei fonti acque d'argento,
Tra sè vicini prima, e poi divisi
L'un dall'altro e fuggenti; e di viole
Ricca si dispiegava in ogni dove
De' molli prati l'immortal verzura.
Questa scena era tal, che sino a un nume
Non potea farsi ad essa, e non sentirsi
Di maraviglia colmo e di dolcezza.
Mercurio, immoto, s'ammirava; e, molto
Lodatola in suo core, all'antro cavo,
Non indugiando più, dentro si mise.
Calipso, inclita dea, non ebbe in lui
Gli occhi affissati, che il conobbe: quando,
Per distante che l'un dall'altro alberghi,
Celarsi l'uno all'altro i dei non ponno.
Trad. di Ippolito Pindemonte
Per tutti coloro che di fronte ad una donna non trovano altro da dire, se non giudicarla : BELLA O BRUTTA